Silvia cammina a dieci passi dal ragazzo che le ha convalidato il biglietto,
scarpette da ginnastica con le stringhe allacciate, jeans a sigaretta e rimboccata nei pantaloni una t-shirt verde.
Silvia cammina a piccoli passi dietro il ragazzo che le ha marcato il biglietto intanto attorno la gente passa come un fiume..e lei pensa, pensa alla sua vita, pensa a chi le ha dato da mangiare oggi, a chi l'ha vestita, e continua a camminare e a guardare la gente che passa veloce. Silvia porta i capelli corti per essere più pratica, ha imparato a scrivere coi piedi ed è bravissima, sa cosa vuol dire aver bisogno...Silvia lo sa. Sa com'è dolce e forte lasciarsi abbracciare quando alle volte ne hai bisogno e ricambiare stringendosi ancora più forte col collo. è strano, pensa Silvia, ma ormai l'idea di dipendere da qualcuno non le fa più tanto male, se n'è abituata, solo a volte la notte, quando si sveglia le capita di essere triste e di arrabbiarsi, è strano pensa Silvia ma la cosa che le manca di più non è la liberta, non è neanche l'autosufficienza, ma al contrario è l'impossibilità di poter fare per gi altri, il non poter confortare con un abbraccio, il non poter accarezzare... Silvia si ferma davanti alle porte aperte della metro e cerca con lo sguardo il ragazzo che le aveva timbrato il biglietto. Lui le sorride dall'altra parte delle porte e l'avvolge tra le sue braccia...
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